mar
27
2012
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Avete mai provato a cercare casa a Napoli?

Non so se qualcuno dei pochi che mi leggono ha mai provato a cercare un appartamento in quel di Napoli: palazzi fatiscenti, zone poco abitabili, situazioni al limite del vivibile.
Il tutto a preso paragonabili a quelli di altre grandi città europee (e talvolta pure più alti), che intanto godono di meno bellezza ma di maggiori servizi, di maggior turismo ed afflusso di gente, e “giustificano” in qualche modo canoni di locazione (o pezzi di affitto) così alti.
Se invece si ira con un minimo di spirito di osservazione per le strade di Napoli (finanche le più importanti e prestigiose) è una lunga teoria senza soluzione di continuità di case zitte, strutture abbandonate, unità abitative vuote.
È normale tutto questo? La proprietà provata non è qualcosa che riguarda il solo proprietario del bene, quando questo, in qualche modo, incide sulla vita degli altri appartenenti la comunità in questione.
Non esiste che si possano tenere sfitti, inutilizzati e magari cadenti, palazzo meravigliosi nel detto della più bella città d’Europa.
Non puoi permetterti di mantenere in perfetta efficienza e decoro il tuo stabile? Vendi.
Non fitti il tuo stabile, o appartamento, o locale, per più di 6 mesi? Paghi, fino a prossima occupazione, una IMU da 15.000 € l’anno.
Credo sparirebbe gran parte degli scempi che si vedono oggi qui in giro.
Ma è un argomento che tornerò ad affrontare (forse :) )

Scritto da Fabrizio in: Luoghi | Tag:, , , , ,
ago
29
2011
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Si devono sbrigare

Si devono sbrigare a rinunziare a qualcosa, a dimostrare di non essere quegli arroganti personaggi che ci siamo oramai abituati a considerare. Devono guardarsi bene dal fare passi falsi.

Io lo dico per loro.

Il 30 aprile 1993 la folla bersagliò Bettino Craxi di monetine all’uscita dell’Hotel Raphael.
Ora le monetine sono merce rara, ma a terra si trovano decine di sanpietrini.
Devono sbrigarsi, se non vogliono trovarsi sotto casa la gente armata di mazze e forconi.
Io lo dico per loro.

 

 

Scritto da Fabrizio in: Senza categoria |
ago
23
2011
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L’unità

Unità é una bella parola. “Uniti e compatti” ha l’accezione positiva di una collaborazione senza tentennamenti, e con la Trinità rappresenta una delle aggettivazioni di Dio. È poi il nome di un giornale dal passato glorioso, e di riflesso quello di alcune feste di partito, che hanno fatto la storia dell’aggregazione sociale.

É una parola che aiuta gli scrittori ed i giornalisti, essendo assolutamente dipendente dal contesto della frase (e quindi difficilmente vittima di utilizzi troppo fantasiosi).

Oggi ho letto un articolo affisso in una stazione della metropolitana collinare: l’autore scriveva dei tagli di Metronapoli nei confronti di alcune società che si occupano della pulizia delle stazioni stesse. E nella descrizione di quelle che rappresentano le conseguenze del fatto, erano segnalati tagli al personale “per un totale di nove unità“. E fin qui niente di strano. O no?
É una forma assai usata, questa. Niente di strano, si lascia leggere, nessun errore, tutto bene. E invece no.
Perché non scrivere di tagli al personale “per un totale di nove persone“?

Non credo esista alcun disegno teso a svilire e spersonalizzare l’uomo, o il lavoro o Dio-sa-che-cosa. Non credo si tratti di qualche strategia a mezzo stampa per rendere meno significativa la cosa. Eppure sono questi gli effetti ottenuti.

La lingua si dice sia viva, che cambi ad ogni variazione della forma nella società umana che la utilizza, e che a sua volta concorra a modificare tale forma. E quindi, se la prendiamo non come causa ma come effetto, ne possiamo fare termometro di quello che succede intorno a noi.

E quando le persone diventano unità, una storia mai abbastanza lontana fa capolino di nuovo. Una storia che racconta di uomini trasformati in numeri.

Scritto da Fabrizio in: Senza categoria |
ago
19
2011
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Figure di melma /3

A voler tenere traccia di tutte le dichiarazioni discutibili ci sarebbe da tener aperto un ufficio con tre o quattro persone dedicate all’uopo.
Nel mio piccolo, mi trovo costretto a fare una grossa scrematura, ed a scegliere solo alcune perle e chicche da ricordare.

Oggi é il turno della senatrice del PdL Laura Allegrini: i parlamentari non solo non guadagnano molto, ma, per la barba di Giove, soffrono pure di solitudine, nelle stanze del potere di Roma.
I parlamentari guadagnano, dice, 3.000 € al netto di tutto. Tutto? Tutto cosa?
Dice, poi, che la proposta di dimezzare gli emolumenti ai nostri rappresentanti di Roma é demagogica ed anticostituzionale.
Dai nostri rappresentanti non pretendo più neanche acume politico, ma mi piacerebbe che conoscessero almeno il senso delle parole.

Fonte: http://letteraviola.it/2011/08/senatrice-del-pdl-ma-quale-casta-guadagnamo-poco-e-soffriamo-di-solitudine/

Scritto da Fabrizio in: Figure di melma |
ago
18
2011
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Feroci come un uomo

È di un paio di giorni fa la notizia che l’enorme “Ratòn” ha mietuto la sua terza vittima (senza contare la lunga teoria di feriti che ha disseminato lungo la strada della sua carriera).
Ecco, io non riesco ad esser dispiaciuto e solidale con le vittime del toro. Proprio non ci riesco, sebbene non provi alcuna soddisfazione per l’impresa del buon bovino.
Ma non riesco ad essere neutrale ed, anzi, provo un profondo disprezzo per tal Roberto Baravalle (scrittore, a quanto leggo).
Sostiene di condannare gli spettacoli del nostro amico Ratòn, ed in merito afferma: «nel sedicesimo e diciassettesimo secolo, la corrida era a cavallo, riservata ai nobili. Col Settecento aumenta il rischio, si torea a piedi, ma possono farlo solo gli iniziati, come un’ arte. Oggi sembreremmo al massimo della democrazia: tutti in bermuda davanti al toro. Ma non è così. Gettarsi ubriachi nell’ arena resta una stupidaggine, lontana dal valor , il coraggio, perché non ha regole, solo banale scaltrezza. A Pamplona lo fanno in molti, stranieri e no. Ma è solo ansia di protagonismo di chi non vuole più sentirsi pubblico senza averne le qualità».
Ora, il buon Baravalle usa termini importante, quali valore e coraggio per descrivere le imprese dei toreri della corrida.
Ma non riesco a trovare traccia di queste qualità in uomini (ominicchi, in verità) che “sfidano” tori drogati e dissanguati, ben lontani dal proprio vigore fisico. I quali, soprattutto, non mi risultano aver mai accettato alcun ingaggio.
La corrida, in altri termini, non é la prova di coraggio che si racconta, ma un bluff.
Anzi, una bufala.

Fonte: http://archiviostorico.corriere.it/2011/agosto/17/Raton_toro_assassino_che_diventato_co_8_110817023.shtml

Scritto da Fabrizio in: Senza categoria |
ago
18
2011
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Figure di melma /2

Iniziamo subito.
Siamo in tempi di austerity, tutti siamo chiamati a grandi sacrifici (talvolta insostenibili).
Ma non tutti sono disposti ad accettarli: no, non sto parlando del ceto medio (che passa per il più colpito dalla manovra), o di qualche poveraccio che (vivaddio!) sbatte i pugni sul tavolo. Parlo di parlamentari cha assommano più di un incarico e, di conseguenza, più di un vitalizio. Eh no! Così non si fa! I loro diritti non si toccano. Coi “nostri”, invece, ci si può pulire il culo.
Andiamo a scoprire i nomi di questi campioni di frugalità e, possibilmente, cerchiamo di non dimenticarli:

  • Calogero Mannino (Gruppo Misto)
  • Alessandro Pagano (PdL)
  • Sebastiano Burgaretta (PdL)
  • Giuseppe Firrarello detto Pino (PdL)
  • Salvo Fleres (Pdl, poi Forza del Sud)
  • Vladimiro Crisafulli (Pd)

Fonte: http://letteraviola.it/2011/08/tagli-ai-vitalizi-sei-parlamentari-fanno-ricorso-i-nostri-diritti-non-si-toccano-foto-e-nomi/

Scritto da Fabrizio in: Figure di melma |
ago
18
2011
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Figure di melma

A volte succede che un personaggio pubblico si lasci andare a parole o comportamenti “inadeguati” al proprio ruolo o al momento storico.
E succede, più frequentemente, che queste cose passino un po’ sotto silenzio, oppure vengano dimenticate in fretta. Non entrando a far parte, quindi, del bagaglio negativo che lo stesso personaggio dovrebbe portarsi dietro.
Allora ho deciso di raccogliere qui qualcuna di queste “uscite”, ad imperitura memoria (ed a facile consultazione).
Perché errare é umano, ma non chiedere scusa é da poveracci.

Scritto da Fabrizio in: Figure di melma |
ago
16
2011
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Il figlio più grande

Per grazia di Dio sono fratello minore.
Lo dico per davvero: i fratelli minori hanno un sacco di vantaggi. Ad esempio, spesso i fratelli maggiori, involontariamente, lavorano anche per te. Nel mio caso ho ottenuto l’acquisto di un mezzo di locomozione a due ruote (un bellissimo Piaggio Sì 50) con grande semplicità, avendo mio fratello maggiore lavorato precedentemente ai fianchi i nostri genitori. E questa per dirne una.
A noi fratelli minori questo insieme di vantaggi costa solo una sudditanza di tipo fisico (per i primi anni di vita): i maggiori sono più forti, ed hanno facilmente ragione dei minori in ogni scontro non dialettico.
C’é un altro aspetto che distingue i figli, in relazione all’età: quando c’é uno scontro, in genere il genitore chiede uno sforzo di ragionevolezza al figlio maggiore. Questo, se qualche volta é solo un maldestro tentativo di delega di responsabilità verso un ragazzino, spesso é invece una richiesta più che ragionevole. Il ragazzino più grande é più addentro, per motivi puramente di età, ai meccanismi sociali di tolleranza e compromesso.
In altri termini, é richiesto uno sforzo a chi tale sforzo può sostenere, non a chi ne é impossibilitato de facto.

Il ministro Bossi oggi ha sostenuto che si é dovuta operare una scelta “tra i comuni e la povera gente”, e che é stata favorita la seconda. Ci troviamo, ora, in una situazione da manuale del perfetto genitore. Vediamo i ruoli:

  • il giocattolo conteso: quei pochi spiccioli rimasti nelle casse dello Stato;
  • i fratelli minori (gemelli eterozigoti): i Comuni e “la povera gente”;
  • il genitore: lo Stato;
  • il fratello maggiore: i titolari di rendite finanziarie, o di enormi patrimoni.

Ecco, logica ed esperienza vorrebbero che il genitore, nel momento in cui il giocattolo é uno ed i contendenti sono due (o, nel nostro caso, tre), si chieda lo sforzo di mollare la presa al più grande, a chi ha la possibilità di sostenere lo sforzo senza eccessivi problemi.
E invece no: si chiede al fratello piccolo di lasciar stare, di mollare il giocattolo a favore di chi é più forte.
Un genitore ben strano, questo Stato.

Scritto da Fabrizio in: Senza categoria |
ago
14
2011
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Non disturbare il manovratore

É passata. Napolitano ha firmato (ma non poteva fare altrimenti, a mio giudizio). E la manovra “fortemente voluta dall’Europa“, quella che “ci salverà dal baratro” é decreto.
Stamane ho sentito la conferenza stampa di Tremonti, Sacconi e Calderoli. Sembravano tre scemi del paese, spaesati, senza bussola, senza argomenti, ognuno sulla difensiva, pronti a farsi scudo con gli argomenti (ed i modi) che gli sono più congeniali.
Tremonti, simpatico come un cactus tra le gambe, che cerca di stemperare con un sarcasmo da quinta elementare le domande serie dei giornalisti. No, non sa di che sta parlando (d’altra parte lui é un avvocato tributarista, che cazzo volete?), lui, che nonostante avesse «individuato la crisi con due anni di anticipo» (sic!) non é stato capace di muovere un passo. Il campione di questa destra, il possibile premier bipartisan. Un incompetente che di grande ha solo la prosopopea, e le frustrazioni che si porta appresso.
Sacconi. Che dire? No, sarebbe cattivo dire qualsiasi cosa. L’eroe che é riuscito a pagare milioni di euro in vaccini inutili ed inutilizzabili. Capace di far pagare all’Italia l’incapacità del produttore a rispettare la commessa. Che ha ripetuto a più riprese che «é colpa di Prodi». Di
Prodi. Dieci anni di Berlusconi praticamente initerrotti, e la colpa é di Prodi. Il silenzio da parte sua sarebbe un piccolo palliativo della sua deficienza nel governare la cosa pubblica.
E poi c’é Calderoli. É leghista, e questo basterebbe. Ma é stato capace di dire che il SISTRI é stato abolito perché rappresenterebbe un intralcio per i parrucchieri. Con tutto il rispetto per la categoria.
Ed ancora non approccio la manovra vera e propria.
Siamo in mano a degli uomini con l’intelligenza di un sasso. Ora, nel momento che richiede la massima serietà.
Si profila un autunno drammatico.

Scritto da Fabrizio in: Senza categoria | Tag:, , , ,
lug
17
2011
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La solerzia svizzera dei dipendenti NapoliPark

Ieri trovo, a Cavalli di Bronzo (accanto al Maschio Angioino – o Castel Nuovo -, più centrale di così!), la mia auto completamente sfasciata: 2 vetri rotti, portellone posteriore divelto.
Ohibò – penso io – i vandali o un tentativo di furto, sebbene in auto mancasse nulla a parte il contrassegno per il parcheggio.

Lesto lesto vo a casa a prendere la macchina fotografica ed al mio ritorno trovo una sorpresa stupenda: un solerte omino di NapoliPark, per nulla insospettito dallo stato in cui versava l’auto, aveva provveduto ad elevare contravvenzione nei miei confronti per “divieto di sosta”.
Quanta solerzia! Quanto amore per il proprio lavoro!

Insomma, ora ai danni all’auto (ad occhio un migliaio di euro) dovrò assommare i 24 € di multa per divieto di sosta.
In realtà, dal momento che il contrassegno è stato asportato PRIMA dell’emissione della multa, potrei provare a far ricorso. Ma la denuncia è posteriore alla multa stessa, quindi c’è possibilità di rigetto del ricorso, con aumento di costi per il sottoscritto.

A chiudere il tutto c’è la gradevole abitudine, da parte dei suddetti omini di NapoliPark, di elevare multe senza controllare la presenza o meno di contrassegno, obbligando il sottoscritto a numerosi (circa dieci, quest’anno 2011) ricorsi, sempre vinti, ma che mi portano via tempo e fatica.

Mi viene, allora, un legittimo sospetto: ma NapoliPark prendesse percentuale sulle multe elevate? La mia è giusto una curiosità, sulla scia dell’adagio che recita che “a pensar male si fa peccato, ma spesso si indovina“.
Per amor di brevità tacerò, in questa sede, della presenza dei parcheggiatori abusivi, nel parcheggio in oggetto, nell’arco di gran parte della giornata.

Che bella la mia città.

Aggiornamento: ho messo su una raccolta firme. Ok, ho puntato un po’ alto, ma è un segnale che è importante mandare.

Aggiornamento 2: la mia lettera è stata pubblicata sull’edizione napoletana de “la Repubblica” del 12 luglio :)

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